Dal Trentino

TRENTINO ALTO ADIGE: LA CHARTA DELLA REGOLA E IL FILO DELLA MEMORIA CHE UNISCE CAVARENO

TRENTO – Sull’altopiano dell’Alta Val di Non, a quasi mille metri di quota, dove i prati si spingono fino alle praterie che guardano le Dolomiti di Brenta, il Trentino conserva in Cavareno uno dei suoi borghi meno raccontati.

Si tratta di una comunità che ha attraversato il dominio del Principato Vescovile di Trento, la contesa secolare con i conti del Tirolo, l’annessione all’Impero austro-ungarico e infine, dopo il trattato di Saint-Germain-en-Laye del 1919, il passaggio all’Italia, mantenendo intatto un tessuto sociale che si riconosce ancora in regole antiche.

La festa della Charta della Regola

Ogni primo fine settimana di agosto, Cavareno si trasforma in un borgo medievale a tutti gli effetti per celebrare la Charta della Regola, l’antico ordinamento comunale che per secoli ha disciplinato la vita della comunità.

Corti, vicoli e aie tornano a popolarsi di lavori artigianali e agricoli ricostruiti nei dettagli, mentre l’intera popolazione veste i panni dei propri antenati per raccontare, un weekend all’anno, come si viveva davvero su questo altopiano prima che arrivassero le strade asfaltate.

Perché gli abitanti si chiamano «sorsi»?

I cavarenesi si tramandano, con un misto di orgoglio e ironia, la storia del soprannome che li accompagna da tre secoli: «sorsi», cioè topi. Risale al Settecento, quando il curato del paese organizzò una grande festa per inaugurare un nuovo affresco di San Giovanni Evangelista nella chiesa parrocchiale. Al momento di scoprire l’opera, però, la gente scoppiò in una risata collettiva: il pittore aveva ritratto il santo mentre scriveva il Vangelo con la mano sinistra, copiandosi probabilmente da un’immagine riflessa allo specchio.

Offeso dalle risate, l’artista sparì per una notte intera e tornò all’alba dopo aver corretto l’opera aggiungendo un calamaio accanto alla mano sbagliata e, per vendetta, un topolino beffardo nascosto dietro un vaso di fiori, rivolto proprio verso i banchi dei fedeli. Quel San Giovanni mancino e quel topo dispettoso sono ancora oggi visibili nella chiesa di Santa Maria Maddalena, e da allora gli abitanti di Cavareno sono, appunto, i sorsi.

Architettura rurale e memoria collettiva

Il resto del paese si lascia scoprire tra bifore, portici e affreschi quattrocenteschi conservati nella chiesetta dei Santi Fabiano e Sebastiano, testimonianza di un’architettura rurale che ha saputo resistere ai secoli senza perdere autenticità.

Un altopiano dove la memoria collettiva, tra sacro e leggenda, resta ancora il filo che tiene insieme la comunità.

TACCUINO DI VIAGGIO

Come arrivare: Cavareno si raggiunge in auto percorrendo l’autostrada A22 del Brennero fino all’uscita San Michele all’Adige-Mezzocorona, per poi proseguire verso la Val di Non attraverso la viabilità provinciale. Un’alternativa è l’uscita Egna-Ora, da cui si sale verso il passo della Mendola e l’Alta Val di Non. La stazione ferroviaria più vicina è quella di Dermulo, servita dalla linea della Trento–Val di Non–Mezzana, con successivo collegamento autobus. Gli aeroporti di riferimento sono Verona Villafranca e Bolzano.

Altri luoghi da visitare: L’Alta Val di Non offre numerosi itinerari tra natura e borghi alpini. Poco distante da Cavareno si trovano Fondo, con il suggestivo Canyon Rio Sass e il Lago Smeraldo, e Sarnonico, con il suo centro storico caratterizzato da antiche dimore rurali.

Fonte: (NoveColonneATG) 

Foto: AT, © Peer

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *